Daniela's Web Site

Versione solo testo

Articoli - Della donna... ma anche dell'uomo

L'8 marzo si festeggia la donna: lo sanno bene i rivenditori di baci di cioccolato, i pizzaioli, gli alberi di mimosa che, oggetto di razzie, a differenza delle prime due categorie traggono dall'evento conseguenze decisamente deleterie.
Le donne, allegre e festanti, si riuniscono in branchi, tutti al femminile; ad incontrarle fanno paura: sono unite, sono agguerrite... per un giorno.

Resta da chiedersi se, festeggiata forzata, la donna non si senta, al pari del panda e della berta maggiore, una specie protetta, un oggetto (ahimé, ancora...) ch'è da commemorarsi separatamente dal resto dell'umanità.
Si dia luogo, dunque, alla festa dell'essere umano?
Mano sulla coscienza: a qualcuno sembra che ci sia qualcosa da festeggiare?

Per l'occasione si vuole qui parlare della donna, ma anche dell'uomo; anzi no: dell'essere umano.

Pensierino ossessivo

Ma l'abbiamo imparata poi bene la lezione di Mirandolina?
Denigriamo il nostro sesso per far piacere all'uomo a cui piacere vogliamo, soccorriamo la paura della donna avvolgendo in un arete di scaltre promesse di pace.

Il cavaliere, infine, dovette riconoscere la superiorità della donna, riconoscere la propria sconfitta.

Ma sconfitta non è pure la donna che, per farsi amare, nega l'essenza stessa della sua persona, viscere delle proprie viscere, nega il suo sesso che, dal capo ai piedi la distingue e caratterizza?

Una donna non avrebbe in gran considerazione un uomo che mostrasse di disprezzare il proprio sesso e, inoltre, tamponata l'insicurezza del misogino, di certo non rinuncia all'uso delle armi che, per natura, le sono proprie.

A volte bisogna proprio sottoscrivere l'assuntoi millenario che dà alla donna il ruolo della fingitrice: è subdola, davvero troppo intelligente per trattare con l'uomo.

Il potere della donna sull'uomo è dato non dalla violenza, dalla forza fisica, dalla predominanza del ruolo sociale. Potrebbe trattarsi di un fatto di essenzialità: le donne sono essenziali alla vita degli uomini, così come gli uomini sono essenziali alla vita delle donne. Non può precisarsi, ma pare sia così.

A chi avesse la pazienza di aspettare con le braccia attorno alle ginocchia, ai margini della vita che formicola, non resterebbe che godersi lo spettacolo dei sessi che s'incontrano senza capirsi e si lasciano, senza capirsi.

Viene da ridere se si pensa a come il caso sia balzano nell'unire e e repentini nel separare. È spaventosa la superficialità di chi si prende dopo un'annusata, di chi si lascia senza rimorsi. Vien da pensare che, alla fina dei conti, una cosa valga l'altra. È l'intercambiabiltà del sentimento la granda conquista del tempo nostro: potrebbe chiamarsi proprietà invariantiva del rapporto: cambiando i protagonisti principali, il quadro rimane immutato.

Daniela Lovece