Daniela's Web Site

Versione solo testo

Racconti - Il bancario innamorato

Di corsa, di corsa, se corro lo frego, se corro tenendomi aderente al muro. Veloce, poi, apro lo sportellino. Anzi, faccio prima, entro con la borsa pesante di chiavi e metallo.

Se le porte non s'aprono, guardo timida e sicura all'interno, al direttore, dritta dritta, pregandolo, con gli occhi, di farmi entrare.

Sono dentro: prima, appunto; bolso signor risparmiatore, sono prima, e lo sai, e mi odi per questo.

Vincente, vincitrice di una guerra scema mi posiziono, prima, davanti allo sportello. "Si, tenga..." - verso soldi non miei, ma non m'importa: non mi piacciono i soldi.

"Ecco, sì grazie", dico al cassiere, prendendo la prima ricevuta, "Ieri era ammalato? Sa che il suo collega è naufragato tra le ricevute sbagliate?".

E lui, dietro gli occhiali: "Ho avuto la più grande delusione della mia vita...". Ma che vuole questo qui? non parla a me, oppure ho capito male... oppure, sì, è a me che parla, che vergogna... rimediamo con:"Ma non era poi tanto male, sa? Era solo un po' più inesperto di Lei".

Mi guarda, scolorito, attraverso il vetro trasparente; poi riprende: "Ieri una delle persone che più stimassi, si è rivelata sporca e traditrice".

Che imbarazzo... E' pazzo, o è impazzito nell'alienante ruolo di cassiere-aggiunto; o è nel bel mezzo del suo grande giorno scoppiettante di follia: sto assistendo, forse, allo sboccio di un fiore rosso per anni, pazientemente, coltivato.

Capisco, finalmente: una donna. Ma, santa pazienza, deve proprio raccontarla a me la sua vita, a me che non lo conosco, che non l'ho mai visto altrimenti che a mezzobusto, dietro il vetro? E dietro il vetro continua a raccontare, sentilo!

Un codazzo di gente, che aspetta di ricevere i sacri timbri della filiale locale, mi guarda con odio, si chiede chi io sia e perché sfoggi la mia arte tutta psicologica proprio lì. "Me l'avevano detto, ch'era una puttana... oh, scusi... prendendola, ho dovuto ingoiarmi i pregiudizi, mettermi contro i miei amici", mi dice, "Ma, se all'improvviso dice di non amarmi più, vuol dire che m'ha sempre mentito; significa che fingeva dicendomi di volere solo me, per sempre".

Ha lo sguardo perso dietro la mia testa: si vede, chiaro; chissà cosa sta marcendogli dentro... ma che imbarazzo, il direttore mi guarda nero, tutti i clienti risparmiatori mi guardano nero.

Crudele, mi chiedo perché, tra tanta gente che passa, ogni giorno, affacciandosi al suo sportello, il cassiere abbia scelto proprio me, che l'animo della consolatrice pietosa proprio non l'ho.

Provo disagio nell'esibizione della sofferenza; il dolore che mi viene ad essere svolto davanti m'imbarazza; per egoismo, per le assolate letture eroiche della mia giovinezza, ho sempre ammirato i dolori solitari ed immani, che s'intuiscono appena dietro uno sguardo e rivestono gli uomini di una dorata luce superiore.

Vorrei portarlo fuori, per un caffè o non so cos'altro; non posso indietreggiare e lasciarlo lì, seduto, che tiene in ostaggio le mie ricevute; invoca attenzione e mi muove verso uno strano sentimento di solidale compartecipazione - quello che lega tutte le vittime contro i propri carnefici, direbbe qualcuno. E chi, meglio di colei che vittima è stata...

Mi minaccia, addirittura, di passarmi per lo sportello le lettere del misfatto; mentalmente lo prego di no, di non farlo, non ho il fegato di lanciarmi verso la porta, né il coraggio di portarlo via da una scena così ridicola.

Ma, come sempre avviene, quando l'eccesso diviene eccessivo, anche dallo stallo ci si muove verso una fine, decorosa o no.

Il cassiere mi guarda con comprensione, dicendomi: "Lei non può capire, è così dolce, è come me". Il signore ch'è in fila, dietro di me, dopo aver aspettato, buono buono, per mezz'ora, da perfetto comprimario, s'appoggia con i gomiti al marmo della cassa e commenta, di fianco a me, l'accaduto: "Guarda", mi dice, "T'ha fatto un complimento; si confida con te perché sei una ragazza dolce".

Comincia ad infastidirmi questo voler farmi sottoscrivere una causa che non ho scelto e, per parte mia, mi chiedo se tutti, intorno a me, hanno cominciato a scivolare, sfrenati, verso una lieta e consistente pazzia.

Grazie a quest'inedito deus ex machina provvisto di tratte, la situazione si scioglie.

Mi resta un qualcosa, come di "quasi che fosse strano che un cassiere magro e con gli occhiali, in una mattina calda di giugno ti rivolga la parola in banca, per dirti altro, per dirti che soffre".

Daniela Lovece